George Clooney

The Midnight Sky

The Midnight Sky, l’ultimo film diretto da George Clooney, coprodotto e distribuito da Netflix, è prima di tutto un caleidoscopio antologico di tutta la fantascienza pregressa, pronta a comparire in lampi improvvisi e squarci di evidente consapevolezza (Sopravvissuto - The Martian, La cosa di Carpenter, Gravity, Ad Astra e l’immancabile 2001: Odissea nello spazio, solo per citare i primissimi titoli che vengono in mente).

Traendolo dal romanzo La distanza tra le stelle di Lily Brooks-Dalton, pubblicato quattro anni fa, Clooney si è prefigurato il suo film per momenti inevitabilmente derivativi che gli si sono affollati alla mente mentre traduceva in immagini lo script di Mark L. Smith, il quale, non a caso, è anche uno degli sceneggiatori di Revenant di Iñárritu, altro riferimento fin troppo evidente nelle sequenze in cui il protagonista Augustine Lofthouse cerca di raggiungere il distaccamento artico di Lake Hazen, tra interminabili distese bianche sferzate dalla furia della tempesta.

Essere derivativi nella fantascienza non è necessariamente una colpa, non tutti sono Jules Vernes o Stanley Kubrick, soprattutto Clooney, la cui filmografia da regista è sempre stata molto varia e diseguale per influssi, ispirazione e anche, ahi lui, risultati, soprattutto se si pensa a In amore niente regole, Monument Men e Suburbicon, lavori responsabili di un ridimensionamento del credito accumulato con le sue prime opere.

The Midnight Sky rappresenta un’operazione ambiziosa e anche molto rischiosa, perché le lunghe descrizioni, le riflessioni e la fluttuazione dei pensieri del romanzo di Brooks-Dalton non erano semplici da adattare plasticamente per lo schermo. Clooney ha cercato di aggirare la rarefazione del soggetto, plasmando gli ambienti e lavorando sulla caratterizzazione dei personaggi, indugiando sulle singole prove d’attore e polarizzandole in una relazione dialettica a distanza che ha i fulcri narrativi in lui stesso e in Felicity Jones, ufficiale della missione spaziale incaricata di esplorare un satellite di Giove un tempo nascosto e che ora potrebbe garantire la salvezza di un’umanità minacciata dall’aria sempre più irrespirabile della Terra.

Per essere fantascienza, The Midnight Sky non si premura minimamente di spiegare, e nemmeno di alludere, alla natura del male che affligge il pianeta, costringendo l’umanità a un perpetuo trasferimento alla ricerca di un ambiente consono, limitato ormai soltanto alle parti più interne dei circoli polari (anche se, piccola nota a margine, inquieta un po’ verificare che di decennio in decennio, nelle narrazioni apocalittiche, la data del Big Crunch, invece di allontanarsi, secondo logica, si avvicina sempre di più: in questo caso è il 2049. Dopodomani, in pratica). Il genere, in realtà, è solo un pretesto, un catalogo di situazioni già viste ― e per questo motivo familiari ― e un contenitore che fornisce l’impianto, la scenografia di riferimento per un discorso che si fa universale e ruota intorno a concetti come il senso di responsabilità, la memoria, l’eredità e il senso di perdita.

Nei film che preannunciano la prossima fine dell’umanità, il senso di responsabilità è considerazione alquanto consequenziale, almeno dai tempi in cui, in ginocchio sulla riva dell’Atlantico, Charlton Heston gridava la sua rabbia di fronte ai brandelli della Statua della Libertà nel finale de Il pianeta delle scimmie. E il tema della memoria, recuperato tramite brevi flashback, in questo caso è indicazione funzionale al percorso personale di Augustine e propedeutico agli altri due temi. È quindi proprio nell’eredità e nel senso di perdita che il film mostra i suoi accenni più intensi, immergendosi quasi totalmente nella sostanza del mélo. Ed è qui che Clooney riesce meglio a disciplinare un rivestimento, quello Sci-Fi, che come autore gli appartiene solo relativamente, a utilizzare abilmente gli intensi piani ravvicinati con cui, nei momenti più malinconici, compone la sua regia, e ad avvalersi in modo significativo del toccante commento musicale di Alexandre Desplat.

Giocando sul confine apparentemente contraddittorio tra il desiderio del protagonista di resistere stoicamente per garantire al prossimo una fiammella di speranza e la tentazione di lasciarsi andare definitivamente, Clooney tende un ideale punto di contatto tra due solitudini, in un mondo svuotato quanto lo spazio siderale che ricorda fin troppo inquietantemente la nostra mefitica contemporaneità. È in questo contesto di privazione che il concetto di perdita trova le sue occasioni espressive più felici, tramite un breve accenno, un particolare, come l’ologramma di una mano che sparisce al contatto, o nel caso di scene più articolate, quando i rimandi fra il presente e il passato formano delle consonanze che puntano deliberatamente alla commozione (come nel caso della seppur prevedibile rivelazione finale o della riflessione del personaggio di Sanchez sui suoi intimi motivi per tornare sulla Terra).

All’interno di un lavoro dalle cadenze dilatate e riflessive, gestito per grossi tratti solo tramite la sobria espressività dei volti, queste impennate emotive forniscono gli istanti più intensi del film. Poco per rilanciare con decisione la carriera da regista di Clooney; abbastanza per non provocare il rimpianto di aver sprecato il proprio tempo vedendolo.

The Midnight Sky
George Clooney
Usa, 2020, 122'
Sceneggiatura:
Mark L. Smith (da "La distanza tra le stelle" di Lily Brooks-Dalton)
Fotografia:
Martin Ruhe
Montaggio:
Stephen Mirrione
Musica:
Alexandre Desplat
Cast:
Sophie Rundle, Miriam Shor, Kyle Chandler, George Clooney, Felicity Jones, Ethan Peck, David Oyelowo, Caoilinn Springall
Produzione:
Syndicate Entertainment, Smokehouse Pictures, Netflix, Anonymous Content, Truenorth Productions
Distribuzione:
Netflix

Augustine, scienziato e malato terminale, vive in una base nell'Artico dopo che gli altri suoi compagni sono partiti verso delle base sotterranee per salvarsi dall'aria ormai irrespirabile del pianeta Terra. L'uomo si rende conto che un gruppo di astronauti di ritorno da una missione esplorativa per cercare altre forme di vita, ignorando la condizione della Terra, sta per andare incontro a una catastrofe; cerca così tenta di dissuaderli dal tornare a casa e di convincerli a tornare verso il nuovo mondo nel quale, forse, l'umanità potrà ricominciare...




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