Jean-Paul Civeyrac

Un'educazione parigina

«Il cinema è a Parigi, non avevo scelta», dice a un certo punto il giovane protagonista di Un’educazione parigina di Jean-Paul Civeyrac. Etienne ha vent’anni e decide di lasciare il suo paese natale – il titolo originale del film è Mes Provincialesper andare a studiare cinema a Parigi: lì dove c’è la cultura e il fermento, l’arte, la vita. Lontano dalle relazioni e circostanze stringenti della provincia, dove non ci sarebbe mai stata alcuna concreta possibilità per chi, come lui, ha intenzione di fare il regista, lavorando con le idee e le immagini, Etienne fa esperienza della condivisione di altri giudizi e critiche, delle delusioni d’amore e lavorative.

Il film di Civeyrac segue le vicissitudini di Etienne e dei suoi due nuovi amici, lo spudorato Mathias e il riservatissimo e timido Jean-Noel, tra lezioni universitarie, feste, conversazioni infinite che vorrebbero riprodurre un certo cinema francese del passato, nell’armonia, ad esempio, e nella profusione dei dialoghi di Rohmer, o nell’intimità delle sequenze garrelliane.

Rohmer e Garrel avevano il merito di indagare i propri personaggi con discrezione, con il distacco di chi sa anzitutto come guardare e poi raccontare, ponendosi sempre all’ombra dei loro vissuti, permettendogli di “parlare” allo spettatore. Sembra, invece, che Civeyrac si curi di operare – fin troppo – similmente ai suoi predecessori, senza mai arrivare al carattere e all’indistinguibile taglio di un cinema che agiva per lo più nel segno dell’accidentale, del non-detto, del silenzio e dei desideri incompiuti.

L’aria parigina di Les amant reguliers o di L’amant d’un jour si raccoglieva e respirava tutta negli appartamenti e nelle camere da letto, lì dove le nevrosi e i caratteri dei personaggi di Garrel si rivelavano al meglio e dalla cui claustrofobia Ethienne, Mathias e Jean-Noel non riescono proprio a uscire. Impantanati nelle loro discussioni di teoria, tra Deleuze, Pascal, Dreyer, anche quando si trattava di fare i conti con le proprie contraddizioni e i propri limiti: pur facendo un film sui giovani, sugli impulsi, sull’estemporaneità della sensazione, Civeyrac riproduce una gioventù artefatta, senz’altro immaginaria (forse questo era il senso?), senza alcun tipo di legame con il presente.

Un’educazione parigina voleva dare voce e spazio a una generazione fin troppo spesso taciuta e fraintesa, quella dei fuori sede e dei social, della lontananza dalle proprie radici, servendosi del cinema, della sua teoria e storia, come spazio di riflessione continua e conoscenza interpersonale. Ma il cinema, nonostante l’impellente bisogno di farlo, e costruirlo, da parte dei giovani, vive in questo film nel solo spazio della teoria, quasi fosse un pretesto, un semplice escamotage narrativo. Si citano opere famose, cineasti, sequenze importanti, ma è come se l’immagine non venisse mai pensata realmente né tantomeno problematizzata.

Inoltre, Civeyrac tocca non poche questioni, fedeltà e tradimento su tutte, lasciandole insolute: in questo senso, l’unico aspetto che il cineasta francese riesce a restituire del mondo dei giovani è la dimensione del dubbio e dell’interrogarsi continuo, e lo fa in uno spazio ideale, senza una scrittura che si curi delle convenzioni (o costrizioni) drammaturgiche, dei moventi "necessari", poiché l'umano è da indagare nella sua interezza e totalità, nei suoi infiniti vagheggiamenti.


 

Un'educazione parigina
Francia, 2018, 137'
Titolo originale:
Mes provinciales
Regia:
Jean-Paul Civeyrac
Sceneggiatura:
Jean-Paul Civeyrac
Fotografia:
Pierre-Hubert Martin
Montaggio:
Louise Narboni
Cast:
Andranic Manet, Diane Rouxel, Jenna Thiam, Gonzague Van Bervesseles, Corentin Fila, Nicolas Bouchaud, Valentine Catzéflis, Charlotte Van Bervesseles, Sophie Verbeeck
Produzione:
Moby Dick Films, ARP Sélection, Arte/Cofinova 13, Centre National du Cinéma et de l'Image Animée
Distribuzione:
CG Entertainment, Fil Rouge Media

Tinan lascia la provincia e va a Parigi per studiare cinema all'università. Lì incontra Mathias e Jean Noël che condividono la sua stessa passione. L'anno che passa scuoterà però idee ed aspirazioni, facendo attraversare ai ragazzi momenti amorosi e artistici che difficilmente avrebbero potuto anche soltanto immaginarsi.




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