Concorso

Una película de policías di Alonso Ruizpalacios

Come nel precedente Museo, anche in Una película de policías il regista messicano Alonso Ruizpalacios, formazione teatrale alle spalle e amore per la “realtà non ordinaria” del monumento nazionale Carlos Castaneda, lavora sul confine fra verità e ricostruzione, portando lo spettatore nei territori scivolosi della finzione gestita come un documentario e del documentario ispiratore della finzione. Ne nasce un oggetto filmico al tempo stesso sfuggente e di ovvia intepretazione, in cui i livelli di messinscena si sovrappongono così come i dubbi sull’opportunità delle scelte estetiche e morali.

Protagonisti sono due poliziotti di Città del Messico, Teresa e Montoya, lei figlia di un altro poliziotto, volontà di ferro e capacità di cavarsela in situazioni critiche (nella prima scena racconta di come durante un turno di pattuglia le capitò di far nascere un bambino nell’attesa vana dell’arrivo dei paramedici), lui proveniente da un quartiere malfamato e deciso ad abbracciare la legge per non diventare criminale. Entrambi sono narratori e personaggi della parte di film che li riguarda, prima separati, poi uniti da uno strano gesto facile da mal interpretare e infine svelati come coppia nella vita e sul lavoro, dove sono soprannominati la “pattuglia dell’amore”.

Ruizpalacios filma i loro racconti con espedienti chiaramente di finzione (movimenti di macchina lenti e patinati, campi e controcampi, riprese curatissime) servendosi però di materiali altrettanto chiaramente di origine documentaria, in modo da rendere confusa la distinzione fra resoconto e celebrazione, adesione ai personagagi e rifiuto spontaneo della figura del poliziotto come modello di ufficiale pubblico. 

Naturalmente dietro le immagini della prima parte del film c’è un trucco, che non si limita alla rielaborazione visiva delle testimonianze e delle ricerche sul campo. Svelarlo sarebbe ingiusto, ma poco prima della metà Una película de policías scarta dal proprio percorso – o meglio, fa cadere uno dei tanti veli che lo compongono – e costringe lo spettatore a cambiare sguardo sul film prendendo parte a un gioco di svelamenti.

La serie di soprese e sovrapposizioni procede poi oltre, perché Ruizpalacios usa il cinema e i suoi espedienti stilististici e narrativi per mettere in crisi la capacità dell’immagine di distinguere fra vero e falso, facendo anzi di tutto per aumentare il livello di ambiguità. Non a caso al centro c'è di tutto c'è la visione fortemente critica della polizia in una società violenta e corrotta come quella messicana, ma la provocazione intellettuale non è paragonabile alla tensione creato da ad esempio da una serie come Antidisturbios.

Rispetto a Museo, il gioco dei piani confusi di Una película de policías non possiede né abbastanza ironia né gusto per lo sberleffo creativo (a parte una divertente scena d’inseguimento a piedi, in cui è evidente la presa in giro nei confronti di Teresa e Montoya...), riducendo il film a un'operazione di autocritica che invece di restituire le contraddizioni del discorso sulla polizia preferisce prendersela con le debolezze del cinema e le reazioni a volte un po' ottuse di chi lo guarda.