Élise Girard

Viaggio in Giappone

film review top image

Il male non esiste, Perfect Days, Il ragazzo e l’airone, ora questo Viaggio in Giappone di Élise Girard (proveniente da Venezia, Giornate degli Autori): gli schermi italiani in questo inizio d’anno parlano giapponese anche se non bisognerebbe dire “parlano” ma “mostrano”: mostrano questo paese, la sua realtà, i suoi luoghi, i suoi modi, i suoi silenzi… Mostrano dei personaggi che vi sono immersi, pregni di un umore lento, profondo, intimo; mostrano una vita semplice, legata al passato e alla tradizione, quando non alla natura; mostrano i misteri della vita quindi inevitabilmente la morte, il significato della morte, il confronto con la morte. La morte che sostanzia la vita di senso. La vita che va vissuta pienamente, non facendo mille cose ma fermandosi a sentire, ad assaporare. Anche quando c’è dolore, anzi proprio quando c’è dolore.

Il protagonista del film di Wenders lo ha vissuto, probabilmente, un grande dolore, che non viene rivelato ma solo fatto intuire, con un lavoro di sottrazione che riguarda lo stile del film oltre che il suo personaggio, ma poi ha trovato una dimensione in cui può dirsi sereno, nell’apertura alle piccole cose della vita, nei gesti sempre uguali ma sempre diversi di una quotidianità che si ripete, apparentemente. I protagonisti del film di Girard, Sidonie e il suo editore, il dolore lo hanno provato per tutta la vita, tanto che possono definirsi dei sopravvissuti: lei ha perso i genitori e il fratello in un incidente stradale e, successivamente, il marito nello stesso modo, lui ha perso la famiglia paterna a Hiroshima (suo padre si è salvato perché quel giorno era fuori città) e la famiglia del fratello in un terremoto da cui è stato lui a salvarsi perché in quel momento era fuori zona, e ora è in crisi con la moglie, che lo considera “assente e noioso”. Lui, che in gioventù ha vissuto a Parigi frequentando la Sorbona e che per questo parla la sua lingua, accoglie la scrittrice francese all’aeroporto di Osaka e la porta, per sei giorni, in un tour letterario (l’occasione è la ristampa del suo primo libro) e turistico nei luoghi più interessanti del paese, Kyoto, Nara, Tokyo, Naoshima… visitando templi, giardini, alberghi più o meno tradizionali… facendo interviste e conferenze stampa… e osservando i ciliegi in fiore, sfondo classico dei viaggi in taxi che li vedono seduti l’uno accanto all’altra, ripresi frontalmente con la camera fissa, con il paesaggio naturale (e talvolta urbano) che fa da sfondo discreto. Lui sembra impenetrabile (in Giappone, le dice, non si usa esprimere i sentimenti) ma man mano si apre e si svela, acquisendo forza dalla consapevolezza della propria vulnerabilità. Lei all’inizio è restia, non voleva nemmeno partire (Freud annovererebbe tra gli atti mancati il suo ritardo all’aeroporto, dove però è in ritardo anche il volo, così come il suo tentativo di riprendere la valigia al check-in), e si sente sempre più spaesata ma è proprio questo spaesamento, questo trovarsi in una realtà così diversa, per certi versi, da quella abituale, che la porta a “mollare le difese” e ad entrare in una dimensione “altra”, in cui può elaborare il suo dolore, assorbirlo e quindi liberarsene, e aprirsi a qualcosa di nuovo. Un nuovo amore, una nuova vita… Un nuovo senso.

 

A questo contribuisce anche il Giappone non solo per la sua ovvia diversità dall’Occidente ma anche in quanto terra del mistero che confonde i piani, che apre le porte, che favorisce la riflessione ma soprattutto il sentire. La fiducia nel proprio sentire. L’abbandono alla vita, che può portare cose nuove se si ha il coraggio di lasciare quelle “vecchie”. Questo processo è rappresentato, concretizzato dall’apparizione del fantasma del marito della donna (il Giappone è la terra dei fantasmi, le dice il suo accompagnatore; o meglio, le dice invece il marito, lui c’era sempre stato, come spirito, accanto a lei, ma qui, in Giappone, può materializzarsi, farsi vedere, perché non vuole lasciarla sola in quel “dolore senza fine”), che ha la precisa funzione di accompagnarla nel processo che libererà lei da(l fantasma di) lui e che permetterà a lui di morire davvero, di morire in pace. I fantasmi appaiono, in Giappone, per aiutare i vivi a fare un pezzo di strada e poi possono andare in pace, quando sono lasciati andare. Aiutati a loro volta a morire. In una terra in cui visibile e invisibile si confondono, e fondono. Per guarire le ferite dei sopravvissuti della vita, e della storia.

Il merito del film di Girard, in originale Sidonie au Japon per omaggiare Rohmer, è nel suo andamento solennemente lento e meditativo ma mai pesante, anzi leggero, perché venato di ironia. Le situazioni buffe ricorrono, come ricorre l’ironia sui luoghi comuni della cultura giapponese e di quella occidentale; e Isabelle Huppert, naturalmente algida e austera, dona qui al suo personaggio levità e freschezza, accompagnata da uno straordinario Tsuyoshi Ihara. Due icone del cinema che scendono sulla terra, per mostrarci la pienezza e la semplicità dell’esistenza. E anche il film è un po’ così, complesso e semplice, contemplativo e buffo, pessimista (l’editore non vuole figli perché, dice, “il mondo è assurdo”) ma aperto alla vita. Un film che non ha paura di esplorare il non detto e che non è appesantito dai riferimenti culturali, pure presenti: Colette per il nome della protagonista (che a noi ricorda anche Fassbinder), Mizoguchi e la sua luna pallida d’agosto per il cognome del protagonista e Malick per il terzo attore coinvolto, August Diehl, così lontano, così vicino.


 

Viaggio in Giappone
Francia, Germania, Giappone, Svizzera, 2023, 95'
Titolo originale:
Sidonie au Japon
Regia:
Élise Girard
Sceneggiatura:
Maud Ameline, Élise Girard
Fotografia:
Céline Bozon
Montaggio:
Thomas Glaser
Cast:
Isabelle Huppert, August Diehl, Tsuyoshi Ihara
Produzione:
10:15! Productions, Film-In-Evolution, Lupa Film
Distribuzione:
Academy Two

Sidonie Perceval, un’affermata scrittrice francese, ha rinunciato a scrivere dopo la perdita del marito. Invitata in Giappone per promuovere la riedizione del suo primo libro, viene accolta dal suo editore locale che la porta a Kyoto, la città dei santuari e dei templi. Mentre viaggiano insieme in Giappone tra i ciliegi in fiore, lei si apre lentamente a lui. Ma il fantasma del marito la segue: Sidonie dovrà imparare a lasciare andare il passato per riuscire ad amare di nuovo.

poster