Brad Ingelsby

Omicidio a Easttown

Per qualcuno può trattarsi di chiudere un celebre caso di omicidio che sembrava irrisolvibile; qualcun altro è riuscito nell’impresa di pubblicare a soli 24 anni il suo primo romanzo e ricevere il National Book Award; altri ancora hanno vinto nel loro ultimo anno di liceo il torneo statale di basket, segnando magari un magnifico canestro all’ultimo secondo.  Tra i temi che accomunano i personaggi di Omicidio a Easttown – nuova miniserie crime creata da HBO – c’è anche il peso della grandezza, soggettiva e puramente effimera, quel senso di responsabilità che deriva dall’aver raggiunto una volta un grande obiettivo e continuare a vivere, di lì in poi, le aspettative, i desideri, le pressioni del contesto con una sensibilità aumentata e spesso schiacciante. Sei stato grande, perché non puoi esserlo di nuovo? Cosa stai aspettando? Perché ci deludi?

Curiosamente è attraverso lo stesso meccanismo che oggi guardiamo ogni miniserie, limited-series e serie stagionale targata HBO, perché quando sei stata la regina della second golden age of television, e quella quality tv che ha plasmato lo scenario produttivo, economico e creativo degli ultimi decenni nasce dai tuoi show dei tardi anni Novanta (Oz, Sex and the City, I Soprano), primi originals creati da una rete via cavo e alfieri di un cambiamento sintetizzato e promesso dal motto “It’s not Tv, it’s HBO”, ecco che inevitabilmente diventi e rimani sorvegliato speciale e cartina tornasole, opportunamente o meno, di quell’assetto che oggi non è più solo quality ma prestige television. Per questo motivo ancora oggi siamo tentati di guardare a HBO per tastare il polso di una certa situazione seriale, dalle commistioni political-pop di True Blood al kolossal fantasy de Il trono di spade, dal crime d’autore di True Detective e The Night Of a dramedy come Girls, Barry o Looking. Esser (stati) HBO significa che quando il tuo presidente della programmazione lascia nel 2016 il suo posto dopo 33 anni di lavoro nella rete (Michael Lombardo, una leggenda), è un terremoto quello che attraversa l’ecosistema produttivo seriale, e i tuoi spettatori iniziano a farsi domande, a temere cambiamenti; e non è un caso che WarnerMedia sfrutti proprio il brand HBO per lanciare la sua rete streaming globale, rilanciando negli appassionati il timore che questo possa portare a un depauperamento e annacquamento dell’intensità creativa garantita un tempo dalla rete. La battage innescatasi attorno a The Undoing – e al suo ricorso insistito e furbo alla grana grossa del desiderio e dell’addiction spettatoriale – ne è prova provata: da HBO, nonostante il tempo e le trasformazioni, ci aspettiamo sempre qualcosa di più, qualcosa di alto, di prestigioso, e nonostante oggi questa non sia più solo una rete ma un manifesto pubblicitario di un sistema streaming globale infinitamente più ampio e complesso, ogni suo show è chiamato a barcamenarsi tra le nuove esigenze dettate dallo streaming e la conservazione dell’identità quality stratificatasi nel tempo.

Tornando a noi, Omicidio a Easttown è esattamente questo: una miniserie autoriale che si pone come romanzo e grande commedia umana, un crime poliziesco che è anzitutto scandaglio dell’animo e dei sentimenti abortiti, un magnifico ritratto psicologico sorretto dall’interpretazione superba di Kate Winslet (e non solo lei), un tassello ulteriore, insomma, nella storia della quality television, di cui si rispettano tutti i crismi tecnici e retorici; tuttavia, e da qui il discorso di equilibri e misure, Omicidio a Easttown è anche un meccanismo mystery che insiste, in forme spesso forzate e poco credibili, sulla suspense a ogni costo, sulla chiusura a effetto, sul concatenamento di momenti e soluzioni narrative atte a innescare sorpresa e aggancio spettatoriale con un’insistenza che stona con l’impianto di realismo psicologico a cui tutto, comunque, si riconduce. Quindi sì, a conti fatti, Omicidio a Easttown è un po’ cartina tornasole di una serialità che vuole porsi di qualità, cinematografica, autoriale, ma che in questo processo d’affermazione cerca comunque dei modi per convivere con la platea allargata dello streaming, a cui garantisce colpi di scena e tensione sufficienti a bilanciare l’introspezione emotiva. Ciononostante, quest’incontro di voci e necessità è una delle migliori esperienze televisive dell’anno.

Composta da sette episodi diretti da Craig Zobel (Chernobyl) e scritti interamente da Brad Ingelsby (sceneggiatore di Out of the Furnace e The Way Back), Omicidio a Easttown è una storia di periferia autunnale dai colori caldi e terrigni, uno scorcio magnifico di quella Pennsylvania che sembra restare unica custode di una stagione perduta, dove i colori del freddo e l’arancione delle foglie appassite tracciano i contorni di un luogo – la periferia dell’East Coast – innervato da religione, povertà e tossicodipendenza, dove tutti si conoscono a vicenda e ogni evento traumatico coinvolge a vari livelli la vita della comunità. In questo senso è particolarmente efficace la regia di Zobel, che dopo il decadimento radioattivo dei corpi e delle strutture di Chernobyl riesce ancora una volta a rendere lo spazio protagonista attivo della vicenda, motore oltre che palco del dramma. Del resto il titolo originale della miniserie è alquanto eloquente: Mare of Easttown, un nome dal sapore ottocentesco che rievoca grandi ritratti femminili alle prese con un ambiente che dona senso e contemporaneamente limita scelte e destini. Mare è Easttown, ne incarna contraddizioni e passioni, punti di forza e debolezze, e la recitazione di Winslet è magnifica e dotata di grazia, il volto, gli occhi e le mani che diventano partitura e scandaglio di uno spettro emotivo ampio, complesso, mai risolto. Winslet è una delle più grandi attrici viventi e si fa acqua della vita dello show, lavorando sulla scrittura di un personaggio che non avrebbe bisogno dei tanti plot twist a cui assistiamo per tenere inchiodato lo spettatore. Perché lo spazio interiore di certi personaggi può essere un infinito terreno di scoperta, specie quando a fare da motore inconscio di molti eventi è un lutto terribile e colpevolizzante, il suicidio di un figlio, un trauma attorno al quale Mare continua a girare intorno, fino a che, dopo un’odissea della colpa e del male quotidiano, troverà le forze per avviare un confronto e un processo di accettazione.

Ma non è solo lei a vivere sentimenti irrisolti come ferite infette sottopelle. Omicidio a Easttown ha il sapore del miglior romanzo realista ottocentesco anche perché è commedia umana all’interno della quale ciascun personaggio si confronta con un malessere dalle radici antiche, tanto che il male protagonista del racconto non è l’opera schizoide e violenta di un serial killer ma il fiorire ingenuo della violenza, parte di un portato ancestrale di sentimenti aspri e iracondi ancora tutti da capire e controllare. Per questo ogni personaggio appare in qualche modo sia vittima che colpevole, e in quanto tale, per entrambe le declinazioni, meritevole di misericordia. La colpa come macchia umana, una condizione che non esclude la dimensione morale del giudizio e della colpa, ma che in essa trova sempre e comunque lo spazio per un esercizio di pietà, affetto, comprensione umana.


 

Omicidio a Easttown
USA, 2021, 57' x 7
Titolo originale:
Mare of Easttown
Ideazione:
Brad Ingelsby
Sceneggiatura:
Brad Ingelsby
Fotografia:
Ben Richardson
Montaggio:
Amy E. Duddleston, Naomi Sunrise Filoramo
Musica:
Lele Marchitelli
Cast:
Kate Winslet, Julianne Nicholson, Jean Smart, Angourie Rice, John Douglas Thompson, Joe Tippett, Cameron Mann, Jack Mulhern, Izzy King, Justin Hurtt-Dunkley
Produzione:
Zobot Projects, Mayhem Pictures, Juggle Productions, Low Dweller Productions wiip
Distribuzione:
HBO

Mary Sheehan è una detective di una cittadina nei sobborghi di Philadelphia nello stato della Pennsylvania che si ritrova a indagare sul caso di omicidio di una giovanissima ragazza madre in un momento in cui deve affrontare anche una serie di problemi personali legati al suo travagliato passato più recente.




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