Conferenza stampa di "Tracks"

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C’era anche lei, Robyn Davidson, alla conferenza stampa di presentazione di Tracks. La donna che ha percorso 2700 chilometri a piedi nel deserto australiano (da Alice Springs fino all’Oceano Indiano) in compagnia di un cane e quattro cammelli. Era il 1975 e lei era una ragazza in cerca di solitudine, avventura, vita vera. Ora, quasi 40 anni dopo, si ritrova alla Mostra di Venezia, seduta accanto a Mia Wasikowska, l’attrice che ha tradotto in cinema la sua incredibile storia, un'interprete scelta proprio da Robyn, autrice del bestseller da cui è stato tratto il film.

«Mia è stata una scelta ovvia per me. Ha una qualità difficile da descrivere, una profondità, un’intelligenza che trovo molto attraente. Quando ci siamo incontrate la prima volta, nel deserto, per familiarizzare con i cammelli, vedendo questa persona così delicata, mi sono detta: dove troverà la forza e la crudezza necessarie? Lei invece si è subito buttata nell’esperienza e al secondo incontro si era già trasformata in una certa versione di me stessa».

Parole confermate da Mia: «Sentivo di comprendere Robin in profondità e il suo libro mi aveva familiarizzato con la sua storia, ma avevo paura di incontrarla. Invece sono stati tre giorni formidabili, solo noi due, i cammelli e la persona che si occupava degli animali, al centro dell’Australia».

Luoghi remoti e difficili, dove non è certo facile girare. «A volte ci voleva anche un’ora per arrivare ogni giorno sul luogo del set – ha raccontato il regista John Curran. – La cosa più complicata, a parte l’obbligo di girare con la luce del sole, era proprio raggiungere quei luoghi. Posti bellissimi per girare un film».

Ma un’avventura come quella di Robyn sarebbe ancora possibile, oggi, nell’era della connessione globale? «Quel viaggio è avvenuto in un’epoca in cui i giovani volevano fare cose straordinarie, esperienze al limite. E’ molto legato al suo tempo». Detto questo, come suggerisce Curran, «oggi c’è un grande desiderio di scollegarsi, di andarsene e rimanere soli, e questo è più vero in questo momento che dieci anni fa. Quindi un giovane di oggi può benissimo ritrovarsi in quella avventura». O per dirla con Mia: «In un’epoca in cui siamo sempre collegati via web e via telefono, è bello vedere la storia di una persona che fugge da tutto per tornare a una vita di sopravvivenza pura, per ritrovare quel momento, quell’esperienza specifica che è acqua, ombra, cibo».