Diario fotografico (1)

Prima dell'inizio

Quest'anno Berlino si conquista lentamente, partendo tre giorni prima col furgone e le biciclette dall'Italia, e naturalmente proprio in occasione di una straordinaria (?!) stretta del gelo concentrata proprio a nord delle Alpi, tra l'alta Svizzera e la Germania meridionale. 

Ben conscio della nota esagerazione dei media in fatto di rovesci climatici mi stupisco molto quando i tergicristalli si incollano effettivamente al parabrezza in autostrada e minuscoli cristalli di ghiaccio trasformano le fiabesche pianure del Bade Wuertemberg e i colli dello Swaebische Alb in un nebbioso indistinto hinterland lombardo.

Poco male. Basta prendere esempio dai “truckers” che comprano in autogrill il liquido azzurrino lavavetri garantito a -60° e fare attenzione alle insidiose lastre di ghiaccio sull'asfalto, e il viaggio può continuare. Poi il tempo migliora. E ti abbraccia la deserta periferia di Lipsia, dimentica dei suo “ottici” fasti, quando poco più di cento anni fa iniziava a produrre le lenti che avrebbero cambiato i destini della moderna fotografia.

E infine ecco Berlino, ed ecco la sede principale di questo grande festival, la postmoderna Potsdamer Platz, anche se fa uno strano effetto raggiungerla sulle due ruote anziché con la solita U-bahn.

E ancora più strana è l'assenza di ben due lettere, una T e una P, nell'insegna della locale stazione metropolitana: ma che sta succedendo a questo paese?

Per fortuna l'ufficio accrediti al Grand Hyatt è già affollato di giornalisti e la postazione dei truccatori illumina la notte. Il Berlinale Palast è ancora sbarrato, ma ci sono già le code alle biglietterie del vicino centro commerciale.

Quali istruzioni per l'uso di questo festival nuovo nuovo ancora da inaugurare?

Probabilmente le più semplici rimangono le migliori.

a) ricordarsi dove si è posteggiata la bici l'ultima volta.

b) stare attenti a non ostacolare gli ultimi ritocchi.

c) non lasciarsi intimorire dalle cucine stile Overlook Hotel.

d) mettere tutto nella giusta casella.

Solo così l'orso potrà ruggire anche quest'anno dalla sua borsa in ruvida tela di sacco.