Speciale "La battaglia di Hacksaw Ridge"

Il film di Mel Gibson, presentato lo scorso settembre alla Mostra del cinema di Venezia, è uscito in sala questa settimana. Come tanto cinema del regista e attore australiano anche La battaglia di Hacksaw Ridge è un film controverso, carico di ideologia e destinato a dividere molto. Abbiamo voluto dedicargli uno speciale proprio per dare spazio alla pluralità di voci e visioni e mettere a fuoco le differenti opinioni che un film come questo è capace di suscitare. 

La recensione di Leonardo Gandini 

Vista dal pulpito di Gibson, la guerra è un affresco di spaventosa eloquenza visiva, capace da sola di portare – al netto di ogni chiacchiericcio umanista - sul fronte del pacifismo chiunque abbia idee confuse al riguardo. Il tutto viene poi rinforzato da una vicenda, realmente accaduta, di eroismo anomalo, quella di un soldato americano che, forte delle proprie convinzioni religiose, si rifiuta di imbracciare e utilizzare armi, non volendo però nello stesso tempo rinunciare ad arruolarsi e fare la sua parte, come infermiere.

La recensione di Pietro Bianchi che riprendiamo dalla Mostra di Venezia:

La battaglia di Hacksaw Ridge è un esempio di film ideologicamente radicale. E poco importa che si tratti di un film radicalmente reazionario e conservatore. Rispetto alle fascinazioni new age di Arrival, o rispetto a film che in generale sono in assenso con l’ideologia “media” del contemporaneo, Mel Gibson è stato l’unico cineasta capace fino ad ora di assumere fino in fondo l’estremismo di una visione parziale. La cosa non dovrebbe certo stupire: Mel Gibson è infatti un regista pienamente ideologico. Anzi, fieramente ed esplicitamente ideologico. Si potrebbe dire che ciò rende interessanti le sue opere non è tanto un’idea di cinema che emerge al fondo del suo discorso ideologico; Gibson non è interessante nonostante il suo essere conservatore; Gibson è interessante proprio perché è un estremista conservatore.

Un intervento di Giampiero Frasca per la sua rubrica: (dis)Sequenze:

L'irritazione generalizzata non cancella, tuttavia, un (unico?) momento di grande cinema che si manifesta con un'accurata costruzione della tensione narrativa in una scena di appena due minuti.
Andrew Garfield è rimasto sul promontorio di Hacksaw per salvare quanti più commilitoni possibili. Ma sul promontorio, ovviamente, ci sono i giapponesi, che, manco a dirlo, se trovano un soldato americano ancora vivo, lo sgozzano senza neanche preoccuparsi dell'eventuale significato della parola “prigioniero”. Garfield li vede, tenendosi nascosto, assumendo una superiorità cognitiva rispetto alla minaccia.