David Leitch

Atomica bionda

David Leitch regala l’immagine più iconica della spia interpretata da Charlize Theron proprio nei primi minuti del suo film. Immersa in una vasca da bagno piena di cubetti di ghiaccio, la donna sembra non patire il freddo sul corpo immobile, forte di un animo ancora più rigido. Prendendo le mosse dal graphic novel The Coldest City di Antony Johnston e Sam Hart, il regista rispecchia lo spirito del fumetto in tutto e per tutto, a cominciare per l’appunto dal titolo

Atomica bionda insiste sul concetto di freddo, sia per le temperature climatiche degli spazi in cui è ambientato sia, soprattutto, per la stasi totale che si respira nel contesto storico di riferimento e nel cuore dei personaggi. Siamo nella Berlino del 1989, quando i fermenti mondiali stanno giungendo al culmine, poco prima del crollo del Muro. Occidente e Oriente sono ancora in conflitto e lo spionaggio è attivo in quella che ancora per poco sarà chiamata guerra fredda. La spia Lorraine è in missione segreta per mantenere stabili gli equilibri internazionali, per cambiare le cose affinché nulla cambi, per congelare la politica internazionale.

Il film non è dunque interessante per l’estetica prettamente fumettistica (evidente fin dai titoli di testa), ma per la riflessione storica (accennata dai continui richiami musicali e artistici al clima culturale dell’epoca) più sottile eppure decisiva. Come molti altri titoli che recentemente, in maniera più o meno esplicita, si sono interrogati sulla vacuità dell’Unione Europea (La comune, di Thomas Vinteberg, Un re allo sbando di Peter Brosens e Jessica Woodworth, Death in Sarajevo di Danis Tanović, Le donne e il desiderio di Tomasz Wasilewski, ), anche Atomica bionda è un una metafora dell’insuccesso a cui stiamo andando incontro. O meglio, la metafora di un progetto costruito su fondamenta più che mai fragili e incostanti.

Inserendosi in tale corrente (con tutti i limiti del caso e le logiche di mercato alle quali appartiene), Atomica bionda ricorda quanto fosse utopica la speranza di un’unità onesta e pacifica tra i due schieramenti. Leitch narra vicende di inganni, di doppi e tripli giochi per disorientare e privare di punti di riferimento e così rispecchiare l’ottica odierna. Sceglie come protagonisti uomini freddi, meschini e privi di una morale, convinti di rimanere fedeli solo a sé stessi. Tutti giocano sporco, tutti mentono – a cominciare dallo stesso Leitch, che inserisce un roboante piano sequenza al centro dell’azione ricco di evidenti tagli nascosti…

Atomica bionda risulta così un film molto più contemporaneo di quanto possa a prima vista sembrare. Se abbattere il Muro si è rivelato un gesto illusorio, il rischio che le sterminate mura tanto care alla politica contemporanea si dimostrino tali è decisamente palpabile. C’è chi li chiama cicli storici, chi invece lavoro. 

IL FILM

Atomic Blonde
David Leitch
Usa, 2017, 115'
Sceneggiatura:
Kurt Johnstad
Fotografia:
Jonathan Sela
Montaggio:
Elísabet Ronaldsdóttir
Musica:
Tyler Bates
Cast:
Toby Jones, Sofia Boutella, Roland Møller, John Goodman, Jóhannes Haukur Jóhannesson, James McAvoy, James Faulkner, Eddie Marsan, Daniel Bernhardt, Bill Skarsgård, Charlize Theron
Produzione:
Sierra / Affinity, Focus Features, Denver and Delilah Productions, Closed on Mondays Entertainment, 87Eleven
Distribuzione:
Universal Pictures

Una spia viene mandata a Berlino per indagare sulla vita di alcuni colleghi sospettati di tradimento.




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