Ruben Östlund

Falsi miti, falsi eroi

Quello dello svedese Ruben Östlund è un cinema votato all'indagine sociologica, alla riflessione sulle relazioni tra singoli e gruppi, in contesti comunitari più ampi, come già dimostrato dai precedenti The Guitar Mongoloid (2004), Involuntary (2008) o Play (2011).

Forza maggiore – il primo dei suoi lavori a circolare nelle sale italiane – non fa eccezione. Prendendo spunto dai risultati di numerose inchieste sulla frequenza dei divorzi tra coppie sopravvissute a esperienze traumatiche, come cataclismi o attentati, il regista mette in scena l'incrinatura iniziale e il rapido allargarsi della frattura che separa due coniugi dopo che una valanga li ha travolti, lasciandoli incolumi.

La forza maggiore che muove i loro istinti porta Thomas ed Ebba a reagire in maniera differente: se lei affronta la paura per proteggere i figli, il marito invece fugge, per tornare poi a cercare i suoi cari. Il gesto di per sé non giudicabile dell'uomo scatena una crisi tra i due, che mette in discussione la loro relazione e i ruoli ormai consolidati di uomo e donna, padre e madre, nel contesto contemporaneo.

Östlund pone l'attenzione proprio sul criticabile quanto comprensibile comportamento del protagonista, specchio di una naturale debolezza umana, accettata se riguarda solo sé ma non se investe anche altri. Il mito sociale del maschio forte e impavido è qui smascherato nella sua superficiale stereotipia, esponendone invece un lato più oscuro, egoista e individualista, presente in ogni essere umano, per quanto tendenzialmente represso da un'etica opposta all'istinto animale di auto-preservazione, come sostiene – ipocritamente – l'amico Mats, l'unico a cercare di motivare l'agire di Thomas.

Con un immaginario collettivo popolato e alimentato dai solidi modelli mascolini dalla fisicità direttamente proporzionale alla rettitudine morale – si pensi al più recente filone supereroistico che, dopo la parentesi introspettiva post-11 Settembre, ha rispolverato topoi figurativi e narrativi tipici degli anni Ottanta e Novanta – Forza maggiore si fa testimone ancora più significativo dell'oggi.

Östlund offre una visione altra della questione, invitando a guardare oltre preconcetti ormai dati per certi, ricordando quanto la natura umana sia labile e contraddittoria, apparentemente ordinata e coerente, in realtà frutto di un costante esercizio di dominio di istinti e pulsioni in linea con princìpi precisi. Non c'è però invito trasgressivo alla liberazione dell'Io – il finale funge da monito in questo senso – ma la constatazione disarmante dei limiti della propria coscienza che, una volta scoperti, possono crollare addosso e travolgere tutto, come la valanga a inizio film.

IL FILM

Turist
Ruben Östlund
Svezia, Francia, Danimarca, 2014, 120'
Sceneggiatura:
Ruben Östlund
Fotografia:
Fredrik Wenzel
Montaggio:
Jacob Secher Schulsinger
Musica:
Ola Fløttum
Cast:
Malin Dahl, Franco Moscon, Jakob Granqvist, James Atherton, Natacha Mutomb Dackén, Martín Chertudi, Ekaterina Ilina, Vera Kolupaeva, Peter Gaunt, Julie Roumogoux, Karl Pincon, Michael Breitenberger, Adrian Heinisch, Jorge Lattof, Johannes Moustos, Brady Corbet, Karin Myrenberg, Fanni Metelius, Kristofer Hivju, Clara Wettergren, Vincent Wettergren, Lisa Loven Kongsli, Johannes Kuhnke
Produzione:
Plattform Produktion
Distribuzione:
Teodora

Una famiglia svedese si reca sulle Alpi francesi per godersi un paio di giorni di vacanza e di sci. Il sole splende e le piste sono spettacolari, ma durante un pranzo in un ristorante di montagna, una slavina travolge ogni cosa. I commensali fuggono in tutte le direzioni, anche Tomas, il capofamiglia, preso dal panico, fugge e abbandona la moglie ed entrambi i figli.




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