Woody Allen

Festeggiare la vita (con leggerezza)

Uno come Woody Allen andrebbe studiato.

Andrebbe studiato come fenomeno umano, oltre che come regista e autore. Perché c'è qualcosa di misterioso e incredibile nella straordinaria e disciplinata creatività del newyorchese, puntuale anno dopo anno all'appuntamento con un film che non solo non delude (quasi) mai, ma che spesso è di altissimo livello e sempre superiore alla media del desolante panorama che lo circonda.

Pochi giorni fa Woody ha compiuto 79 anni, e in questi giorni debutta nelle sale italiane, dopo una fortunata anteprima al Torino Film Festival, il suo nuovo film, Magic in the Moonlight.

Che è un film grandissimo, solo mascherato (con ironico understatement) da minore.

Perché Magic in the Moonlight è un film dalle radici alleniane assai profonde, che con Scoop ha fortunatamente poco a che vedere e che, invece, ha molto a che vedere con Midnight in Paris, Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni (di cui è la versione riuscita, speculare e ottimista) e, ancora più indietro, La maledizione dello scorpione di giada e molto altro ancora, giù fino alla Commedia sexy.

Perché con Magic in the Moonlight, Allen continua un discorso antico e coerente sulla vita, sull'amore, sul pubblico e sul privato, che non è affatto mera riaffermazione di concetti ma costante evoluzione, positiva e esistenziale.

Attraverso i capovolgimenti di fronte, e le costanti mutazioni di posizione e potere dei personaggi di Colin Firth e Emma Stone, inevitabilmente destinati a rifugiarsi l'uno nell'altra, Woody mette alla berlina concetti come reputazione e fama, stigmatizza - relegandola a dettaglio marginale - la dittatura dell'informazione e dell'immagine pubblica di sé, nega la possibilità di una comunicazione ultraterrena: perché tutto ciò che importa, e ci serve, è con noi a portata di mano. Sta tutto nell'amore e nel sentimento, in un rapporto intimo e privato che in nulla si deve lasciar scalfire dalle opinioni aprioristiche e dalle ingerenze esterne, e che è l'unico segnale reale “magico” che dobbiamo essere pronti a riconoscere.

Insomma, Magic in the Moonlight è un film con cui Allen ci invita a festeggiare la vita e ad abbracciare l'amore, rinunciando a tutto quel superfluo che c'ingombra e ci rende goffi, lenti e un po' ridicoli: dalle illusioni che ci imponiamo da soli su chi siamo, e cosa vogliamo, e cosa dobbiamo fare, all'immagine di noi che vogliamo dare agli altri, alla rigida miopia dei nostri ideologismi.

Allen ci vuole scarni, leggeri, agili, spogliati da ogni sovrastruttura; e soprattutto autoironici e aperti: con la testa prima ancora che con gli occhi. Lui, gli occhi bene aperti ce li ha eccome, la mente non ne parliamo nemmeno; e siccome è tipo coerente, nello scrivere e girare questo film è stato lui per primo scarno, leggero e agile, privo di ogni sovrastruttura.

Anche per questo, forse, Magic in the Moonlight si maschera da minore, o viene scambiato per tale: perché raggiunge un'essenzialità registica limpida e lineare, e perché è scritto con impressionante leggerezza (ma senza alcuna superficialità), con dialoghi continui che accarezzano le orecchie con levità, continui baccagliamenti in punta di fioretto, affondi impalpabili e senza l’ossessione per le punch line a effetto, per le one liner retoricamente “alleniane”.

Quel che rimane dopo tutto questo spogliare e asciugare, nel film come nella visione, è tutto quello che conta davvero: l’amore, la leggerezza, il sentimento, l’ironia. Che a dirlo, e a farlo, sia un signore che si potrebbe ritirare, fare il mostro sacro, il Vecchio Maestro pedante e paternalista, è tutto dire. E allora, viva Woody, il suo genio e la sua stupenda e profonda leggerezza.

 

 

IL FILM

id.
Woody Allen
USA, 2014, 97'
Sceneggiatura:
Woody Allen
Fotografia:
Darius Khondji
Montaggio:
Alisa Lepselter
Cast:
Colin Firth, Antonia Clarke, Natasha Andrews, Valérie Beaulieu, Peter Wollasch, Jürgen Zwingel, Wolfgang Pissors, Sébastien Siroux, Simon McBurney
Produzione:
Perdido Productions
Distribuzione:
Warner Bros. Italia

La storia, ambientata negli anni Venti del Novecento, ruota attorno a un mago da palcoscenico la cui fiducia nel mondo empirico è messa alla prova da una giovane donna molto attraente che sostiene di essere una medium.




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