Etan Cohen

Fuori tempo massimo

Nonostante siano diversi gli aspetti poco convincenti della pellicola di esordio di Etan Cohen (il quale, badate bene, non ha nulla a che vedere con l’Ethan Coen di Minnesota, se non un’omonimia ingannatrice basata sullo spostamento di una "h" che mai come in questo caso è così sonora), la caratteristica più desolante di Duri si diventa è quella di essere stato ideato, realizzato e proposto al grande pubblico con un ingiustificabile ritardo cinematografico.

Raccontando le esili avventure di un ricchissimo uomo d’affari (Will Ferrel) costretto a seguire un training di arroganza e sfacciataggine, coordinato dai cinici insegnamenti di un coetaneo più bullo di lui (Kevin Hart), per poter sopravvivere al carcere a cui è stato ingiustamente condannato, il film pare non vivere mai di linfa propria.

Sin dallo spunto della trama è intuibile come il progetto si basi su coordinate deboli, che avrebbero bisogno di trovate comiche e registiche da capogiro. E invece, più che provare a idearne qualcuna, Cohen decide di guardare al passato per far sue certe qualità risultate vincenti in altri contesti, ma che nella pellicola in questione rischiano di risultare del tutto fuori luogo.

Ecco dunque che in chiaro stile seriale la prima inquadratura prova a ingolosire lo spettatore per poi iniziare la narrazione con il più classico dei flashback; il film erge a protagonisti due personaggi ovviamente agli antipodi tra loro (a cominciare dal colore della pelle sino alle ferite psicologiche passando per il loro patrimonio) che il regista dirige riducendoli a macchiette e spronandoli continuamente verso un’imitazione di chi ha fatto la fortuna del genere (impossibile non rivedere nella coppia Ferrel-Hart rimandi al duo Murphy-Aykroyd di Una poltrona per due); l’opera imposta la struttura narrativa attorno a una climax costante di sequenze comiche sempre più assurde e irriverenti che conducono inevitabilmente al telefonato lieto fine per poi condire il tutto con la presenza di una star della scena musicale disposta a prendersi in giro e figurare in qualche cameo d’eccezione (il caso in questione è John Mayer).

Insomma, Cohen si adagia su allori che non gli spettano e realizza un lavoro che non si sforza in alcun modo di reinventarsi o cercare una qualsiasi originalità, prendendo spunto dall’imminente passato, e che invece si dimostra essere un mosaico stanco e superato, composto da tasselli fac-simile mal riusciti.

IL FILM

Get Hard
Etan Cohen
Stati Uniti, 2015, 100'
Sceneggiatura:
Adam McKay, Etan Cohen, Ian Roberts, Jay Martel
Fotografia:
Tim Suhrstedt
Montaggio:
Michael L. Sale
Musica:
Christophe Beck
Cast:
Matt Walsh, Jordan Salloum, Shad Gaspard, Leonard R. Butler, Melanie Hebert, Raeden Greer, Brian Oerly, Dustan Costine, Christopher Berry, Dana Toups, Elliott Grey, James Moses Black, Katia Gomez, Chris Marroy, Joshua Joseph Gillum, Ron Funches, Greg Germann, Dan Bakkedahl, Nito Larioza, Jon Eyez, John Mayer, Paul Ben-Victor, T.I., Erick Chavarria, Ariana Neal, Edwina Findley Dickerson, Alison Brie, Craig T. Nelson, Kevin Hart, Will Ferrell
Produzione:
Gary Sanchez Productions, Warner Bros.
Distribuzione:
Warner Bros. Italia

Quando il milionario James, manager di una società di fondi comuni di investimento, viene inchiodato per frode e condannato a scontare una pena nella prigione di San Quentin, ottiene dal giudice 30 giorni per mettere in ordine i suoi affari.




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