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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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Pablo Trapero

Il segreto di una famiglia

La Quietud, la quiete, è il titolo originale del film e il nome della hacienda che, fin dall’inizio del film di Trapero si mostra distesa e assopita tra le verdi pianure della pampa, un piccolo paradiso per quella che scopriremo presto essere una famiglia di privilegiati che passa gran parte della vita in pigiama.

Ma la quiete è anche quella della cenere sotto la quale certi tizzoni stentano a spegnersi, lo stato di apparente tranquillità della matriarca Esmeralda (Graciela Borges, una veterana del cinema argentino), che nasconde segreti pesanti come macigni. Segreti sotto una maschera di tranquillità anche quelli, di altro ordine, che le due sorelle protagoniste (Mia/Martina Gusmán e Eugenia/Bérénice Bejo) credono di nascondere l’una all’altra. Una storia di codipendenza che sconfina nell’incesto: è fin troppo esplicita, e in qualche misura gratuitamente disturbante la scena, riprodotta anche nell’affiche del film, delle due sorelle che condividono una fantasia erotica masturbandosi nel letto da adolescente di Mia; disturbante perché è difficile dire se sia un modo perverso di introdurre il rapporto malato tra le due giovani o se sia semplicemente la concessione inutile a uno sguardo spettatoriale bavoso.

E poi, mentre il patriarca Augusto vegeta attaccato a una macchina in casa, emergono storia di corna gestite con i punti frequent flyers, di anoressia nervosa e di presunte gravidanze. Episodi che sembrano lasciar intravvedere un riverbero buñuelesco, se non fosse il feuilleton a prendere il sopravvento.

Un’occasione un po’ persa, per Trapero, soprattutto quando diventa esplicito che sotto la cenere, la brace che ha continuato (o ricominciato) a bruciare è quella della Storia, quella delle colpe dei padri e delle madri a lungo più che conniventi col regime di Videla; che la quiete, sia quella emotiva che quella simbolica (l’azienda) sono frutto della peggiore delle usurpazioni. Il regista di Il clan, che tra l’altro ha in cantiere una serie tv di produzione italiana, targata Cattleya/Amazon scritta anche da Fasoli e Sollima, ribadisce un talento stilistico naturale (vedi il piano sequenza al funerale del padre delle due ragazze); ma spesso il talento, se non è supportato dalla scrittura dal controllo della narrazione, non basta.

IL FILM

La Quietud
Pablo Trapero
Argentina, 2018, 117'
Sceneggiatura:
Alberto Rojas Apel, Pablo Trapero
Fotografia:
Diego Dussuel
Montaggio:
Alejandro Brodersohn, Pablo Trapero
Cast:
Bérénice Bejo, Graciela Borges, Martina Gusman, Édgar Ramírez
Produzione:
Matanza Cine, Televisión Federal (Telefe)
Distribuzione:
Lucky Red

Dopo lunghi anni di assenza, e a seguito della morte di suo padre, Eugenia ritorna a La Quietud, la tenuta di famiglia vicino a Buenos Aires, dove ritrova la madre e la sorella. Le tre donne sono costrette ad affrontare i traumi emotivi e gli oscuri segreti del passato che hanno condiviso sullo sfondo della dittatura militare. Emergono rancori sopiti da tempo e gelosie, il tutto amplificato dall’inquietante somiglianza fisica tra le due sorelle, che scoprono di avere più cose in comune di quanto avessero mai pensato.




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