Paul Andrew Williams

Il racconto (e la morte) del processo del secolo

«Non sono il mostro che si è voluto fare di me; io sono vittima di un equivoco». Con queste parole il funzionario tedesco, ex-membro delle SS, Otto Adolf Eichmann, interrogato nel 1961 dalla Corte Suprema di Israele, tentò di difendersi dalle accuse di crimini contro l’umanità, crimini di guerra contro polacchi, sloveni e zingari, crimini contro il popolo ebraico e – l’imputazione che lo avrebbe poi condotto alla pena di morte – di aver contributo attraverso una pianificazione dettagliata ed efficiente del traffico ferroviario alla realizzazione della soluzione finale.

Come scrisse Hannah Arendt, il processo ad Eichamann risultò «spettacolare, pieno di irregolarità e anormalità», ma è indubbio che si sia trattato di uno degli eventi storici più importanti della seconda metà del XX secolo. Mai prima di allora lo Stato d’Israele aveva giudicato in terra ebraica uno dei quei demoni che aveva contribuito a sterminare milioni di persone. Per la prima volta il Bene non solo aveva la forza di scoperchiare il vaso di Pandora, guardando negli occhi tutti i mali del mondo, ma era in grado di controllare, misurare e annichilire quegli stessi mali, liberando l’umanità da un peso insostenibile, permettendole di tornare a vivere in pace e serenità. Come sempre, se bisogna essere testimoni di eventi sorprendenti, la televisione non può mancare.

Ed è di questo che parla The Eichmann Show, diretto da Paul Andrew Williams e interpretato da Martin Freeman, nel ruolo del produttore israeliano Milton Fruchtman, e Antohony LaPaglia, nei panni del regista statunitense Leo Hurwitz. Il film mette in scena il tentativo di riprendere il processo ad Eichmann con l’obbiettivo, da parte dei produttori e dello stesso governo israeliano, di catturare più persone possibili, di fare audience.

E tutto, almeno all’inizio, procede nel modo sperato, migliaia di cittadini da tutto il mondo assistono con trepidazione al processo del secolo. Poi le cose subiscono un’improvvisa virata: il 12 aprile 1961, il russo Jurij Alekseevič Gagarin è il primo uomo ad andare nello spazio. Tutti i telespettatori cambiano canale. Il 17 aprile dello stesso anno gli americani invadono la Baia dei Porci a Cuba, l’evento porta a un ulteriore calo di audience. Con lo scemare degli ascolti iniziano anche gli attriti all’interno della troupe, in particolare tra il regista Hurwitz e il produttore: il primo, ossessionato da Eichmann, attraverso l’occhio televisivo cerca di catturarne l’umanità, il pentimento e il male radicale, mentre il secondo vuole semplicemente che la regia televisiva risulti il più affascinante e dinamica possibile.

È proprio in queste pieghe nascoste, sottaciute e troppo umane, che The Eichmann Show catturare l’attenzione dello spettatore e al tempo stesso, per quanto solo in superficie, riflette sulle potenzialità del mezzo televisivo, del suo ruolo sociale, politico e morale. Se per Pasolini la televisione non era altro che uno strumento autoritario e per Godard la forma più alta di oblio, è incontestabile che il processo ad Eichmann sia stato filtrato e tramandato dal grande occhio, dalle decisioni su cosa e chi riprendere, in un crescente vortice ideologico fatto di idee, emozioni e sensibilità altrui.

The Eichmann Show prova a restituirci tutto questo attraverso una scrittura lineare e una regia anonima, complice l’alternanza tra filmati di repertorio e fiction, sollevando questioni interessanti senza però approfondire nulla e, soprattutto, isolando eccessivamente il ruolo che Adolf Eichmann ebbe in tutta la vicenda. Tolte poche, ingenue battute sulla radicalità/banalità del male, il funzionario nazista resta purtroppo ai margini della rappresentazione, quasi fosse un individuo già morto, la cui presenza è metafora di un passato dimenticato e condannato.

Forse, anche se inconsapevolmente, lo show al quale il regista voleva farci assistere era proprio questo: quando il meccanismo coprofago della televisione entra in atto, nessuno è così forte da potergli resistere. Nemmeno Adolf Eichmann, responsabile dello sterminio di milioni di esseri umani.

IL FILM

id.
Paul Andrew Williams
Regno Unito, 2015, 90'
Sceneggiatura:
Simon Block
Fotografia:
Carlos Catalan
Montaggio:
James Taylor
Musica:
Laura Rossi
Cast:
Martin Freeman, Anthony LaPaglia, Rebecca Front, Andy Nyman, Nicholas Woodeson, Ben Addis
Produzione:
Feelgood Fiction, BBC
Distribuzione:
Lucky Red, BBC

Adolf Eichmann, uno degli artefici dello sterminio di milioni di ebrei nei campi di concentramento nazisti, viene catturato dal Mossad in Argentina l'11 maggio 1960. Un mese dopo, a Gerusalemme, ha inizio il processo a suo carico: il produttore televisivo Milton Fruchtman riesce a ottenere il permesso per riprendere le fasi più importanti del processo e come regista sceglie Leo Hurwitz, inattivo da anni dopo essere finito sulla lista nera della commissione McCarthy. Per il mondo si tratta della prima occasione per ascoltare le testimonianze dei sopravvissuti all'Olocausto. 




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