Ettore Scola

Io Ettore, tu Federico

Cosa succede quando un grande regista vuole raccontarne un altro? I rischi (e i pregiudizi) sono tanti, soprattutto se in gioco c’è uno dei maestri della settima arte come Federico Fellini.

Nonostante alcuni tentennamenti iniziali, invece, Che strano chiamarsi Federico di Ettore Scola fuga molto presto ogni dubbio, risultando un omaggio delicato e riuscito al grande autore riminese.

Per celebrarlo al meglio, nella stagione in cui ricorre il ventennale della scomparsa, Scola racconta i vari volti di Fellini: i suoi esordi da disegnatore, le ossessioni, il privato e, in ultimo, il cinema. La posizione del regista campano è quella di un ammiratore devoto che, con lucidità e coinvolgimento emotivo insieme, trasmette il privilegio di aver conosciuto (fino a diventarne grande amico) una delle figure chiave del novecento italiano.

Presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia 2013, Che strano chiamarsi Federico non è un (semplice) documentario, ma un cortocircuito di sensazioni, ricordi e ricostruzioni. Si parte dalle frequentazioni comuni di Scola e Fellini (da il “Marc’Aurelio” a Ruggero Maccari) per passare ai loro primi incontri, alle conversazioni notturne, fino alle visite di piacere sul set dei rispettivi film: tra queste, indubbiamente interessante il racconto dell’agognato cameo del regista de La dolce vita durante le riprese di C’eravamo tanto amati.

Alla biografia romanzata si aggiungono inserti (a volte forzati, a volte spontanei) dal sapore tipicamente felliniano: in primis, la figura del narratore e una toccante sequenza in riva al mare. Se in alcuni momenti il gioco si fa eccessivamente contorto, verso la conclusione Scola libera il suo film da ogni schematismo narrativo, regalando allo spettatore un emozionante carosello finale dal giusto valore nostalgico e celebrativo. Un ultimo omaggio all’innata e impagabile creatività fanciullesca di un grande artista che non è mai diventato un “bambino perbene”.

 

IL FILM

id.
Ettore Scola
Italia, 2013, 93'
Sceneggiatura:
Ettore Scola, Paola Scola, Silvia Scola
Fotografia:
Luciano Tovoli
Musica:
Andrea Guerra
Cast:
Sergio Rubini, Vittorio Viviani, Tommaso Lazotti, Giacomo Lazotti
Produzione:
Palomar
Distribuzione:
Bim, Istituto Luce

Che strano chiamarsi Federico è una personale rievocazione di Ettore Scola della profonda amicizia, durata tutta la vita, con Federico Fellini. Il forte legame con il regista di 8½, trasferitosi nella capitale sul finire degli anni Trenta, si instaura a partire dagli anni del dopoguerra, quando i due si incontrano nella redazione del periodico satirico "Marc’Aurelio", con cui entrambi collaborano come vignettisti. Lì nasce un’amicizia intensa e duratura che li porta nel corso degli anni a condividere esperienze, incontri e percorsi artistici. Un viaggio nella memoria attraverso vecchie fotografie, materiale d’archivio e la rievocazione dei luoghi cui la vita dei due amici e colleghi è stata legata: dal Teatro 5 di Cinecittà, alle piazze, ai bar e ai teatri di avanspettacolo della capitale nei quali per anni Fellini e Scola tiravano mattina in compagnia di barboni, prostitute, artisti di strada e tutta la variegata umanità della Roma notturna.




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