Xavier Dolan

Tom à la ferme di Xavier Dolan

Ci sono gli scontri e ci sono le scintille, in Tom à la ferme. Ci sono i poli opposti, che inevitabilmente si attraggono. Ci sono le traiettorie insolite di un desiderio che turba e sconvolge, e che, in un modo o nell’altro, si è sempre costretti ad affrontare: magari anche solo in forma fantasmatica. Il Tom di Dolan è un organismo alieno che deflagra all’interno di un organismo altro: un virus metropolitano, raffinato e gay che invade timidamente un mondo rurale e familiare piatto, conservatore, sanguigno e terrestre, e che rischia di soccombere ai suoi anticorpi. Riuscirà a salvarsi, a sfuggire al fagocitamento tentatore, ma non prima di esserne stato corrotto e contaminato, né di aver corrotto e contaminato a sua volta.

Il Tom di Dolan (ri)porta una vitalità fatta di sesso e trasgressione laddove erano stati banditi, per scelta o circostanza: quando legge all’ignara madre del fidanzato morto la lettera in cui lui parla di sesso, la donna esplode in un riso irrefrenabile; e la sua presenza, la sua istanza, basta a scatenare in Francis, fratello del defunto, pulsioni violente e proibite, a scoperchiare un vaso di Pandora che era stato chiuso con forza e sangue. Eppure quel mondo così claustrofobico e tuttavia apertissimo, quella violenza ruvida, quel modo sanguigno, quel mettere le mani fisicamente nella natura, come quando porta in braccio un vitello appena nato, seducono Tom in maniera altrettanto perversa e liberatoria. Tanto che quando un altro organismo alieno s’insinua nella relazione tra lui e Francis, l’equilibrio si rompe, la fuga si rende necessaria.

Dotato di un talento evidente, eppure acerbo, Xavier Dolan gira un thriller che è hitchockiano ben oltre la colonna sonora di Gabriel Yared che pare una campionatura del lavoro di Bernard Hermann. Lo è nel raccontare sguardi, osservazioni, ruoli e identità con uno stile malato ed elegante. Uno stile che s’insinua sottopelle, che corrompe e contamina, che anche quando la visione è terminata lavora dentro e cambia, che costringe a trovarsi faccia a faccia con rimossi e pulsioni che nascono e terminano nella brutalità aspra della vita. Tom à la ferme è cinema vivo, pulsante, imperfetto. Sporco e affascinante. Un cinema  nervoso, non conciliato, che provoca a livelli assai meno banali di quelli superficiali e sessuali. La sessualità, nel film di Dolan, l’erotismo, sono tanto più intensi quanto più sottili e sottratti; negati eppure sempre sfacciati, sempre immanenti.

Così come, in fondo, negata ma immanente è la violenza. Tanto è vero che il regista stesso opta per un ambiziosissimo cambio di formato nei due momenti più fisicamente nervosi e concitati del film, due momenti di fuga e di scontro fisico, come a suggerire che quelle cose lì sono per uno sguardo diverso, per un racconto differente. E allora sessualità e violenza, sguardo e desiderio, continuano a ossessionare lo spettatore dopo la visione (fantasmatica) di Tom à la ferme, così come ossessiona e ossessionerà Tom la visione altrettanto fantasmatica di quelle cicatrici e quel volto deturpato che si trova di fronte alla fine (all’inizio?) della sua avventura. Cicatrici e volto che di sessualità e violenza sono sintesi indelebile. Perché dalle ossessioni, sembra dirci Dolan con il finale del suo film, non si scappa: possiamo correre lontano, ma loro saranno sempre lì, immote, ad aspettarci.

IL FILM

id.
Xavier Dolan
Canada, Francia, 2013, 102'
Sceneggiatura:
Xavier Dolan, Michel Marc Bouchard
Fotografia:
André Turpin
Montaggio:
Xavier Dolan
Musica:
Gabriel Yared
Cast:
Pierre-Yves Cardinal, Olivier Morin, Mélodie Simard, Mathieu Roy, Manuel Tadros, Lise Roy, Johanne Léveillé, Jacques Lavallée, Evelyne Brochu, Caleb Landry Jones, Anne Caron, Xavier Dolan
Produzione:
MK2, Sons of Manual
Distribuzione:
Movies Inspired

Tom, un giovane copywriter, si reca in campagna per partecipare al funerale di quello che era stato il suo grande amore, Guillaume. Qui rimane scioccato nello scoprire che nessuno sappia di lui e dell’ omosessualità di Guillaume, ad eccezione del fratello di quest’ultimo, Francis, che gli impone violentemente il silenzio, e che suscita in Tom una strana attrazione.




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