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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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Steven Knight

Tutto in un'auto

Ivan Locke è in macchina: a casa lo aspettano per vedere la partita in tv, al lavoro si prospetta all’orizzonte una giornata decisiva. Locke è un ingegnere, ragiona col cemento, è un uomo solido. Ma lui, sopraffatto dal passato personale e da un’idea di legge morale che gli frulla in testa, non sta andando né a casa né al lavoro. Sta raggiungendo l’amante di una notte in procinto di partorire, non senza complicazioni, un figlio suo. Non segue l’amore – che, ovviamente, non prova – ma un’idea di responsabilità di cui la sua vita è stata privata.

Provate a immaginare una storia in cui si racconta di un protagonista che – in viaggio tra Wigan (deduzione fatta grazie al nome di un calciatore della squadra locale di cui la famiglia del protagonista è tifosa) e Londra – è per tutto il tempo al volante e parla con i suoi antagonisti grazie al telefono. Ora che l’avete fatto, dimenticatevi tutte le potenziali ipotesi negative (staticità, noia, sottrazione). Locke è un film che si definisce attraverso una straordinaria costruzione narrativa. Parte dal grado zero di un’ipotetica azione e su quella modella una storia.

Il montaggio – fatto d’inquadrature tra loro simili, speculari, simmetriche – regala poche distensioni cronologiche a un’evoluzione che gioca, con qualche licenza, sul tempo reale. La creazione della suspense è la scommessa maggiore – vinta con mezzi non convenzionali – di un film che si definisce attraverso una concatenazione di eventi solo evocata, mai inquadrata, e quindi sempre più ipotetica.

Il viaggio di Locke diviene un percorso di consapevolezza in cui le voci (letteralmente) dei suoi interlocutori prendono vita, fondano storie e personaggi, impongono allo spettatore un giudizio e una presa di posizione. Tom Hardy è straordinario nel regalare al suo protagonista una patina di fragilità e di timore (contrastanti con la sua struttura fisica), ma il risultato maggiore del film di Steven Knight – sceneggiatore del più originale Frears degli ultimi anni, Piccoli affari sporchi, e del magnifico La promessa dell’assassino di Cronenberg – è nella sua scientifica consapevolezza di poter modellare storie, nel cemento e nel dolore, capaci di lasciare un segno.

IL FILM

id.
Steven Knight
Gran Bretagna, Usa, 2013, 85'
Sceneggiatura:
Steven Knight
Fotografia:
Haris Zambarloukos
Montaggio:
Justine Wright
Musica:
Dickon Hinchliffe
Cast:
Alice Lowe, Andrew Scott, Ben Daniels, Bill Milner, Danny Webb, Kirsty Dillon, Lee Ross, Olivia Colman, Ruth Wilson, Silas Carson, Tom Hardy, Tom Holland
Produzione:
IM Global, Shoebox Films
Distribuzione:
Good Films

Ivan Locke ha lavorato sodo per costruirsi la sua vita. Stanotte quella vita gli crollerà addosso. Alla vigilia della sfida più grande di tutta la sua carriera, Ivan riceve una telefonata che scatenerà una serie di eventi dagli effetti catastrofici per la sua famiglia, la sua carriera e la sua anima.




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