Concorso

The Ground Beneath My Feet di Marie Kreutzer

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La terra sotto i piedi cui fa riferimento il titolo del film è quella che viene progressivamente meno a  Lola (Valerie Pachner), una donna in carriera costantemente impegnata a ottimizzare i profitti professionali, tenere fede agli impegni lavorativi e condurre una vita basata sull’organizzazione razionale tanto dei dettagli del mestiere quanto della scivolosa relazione sentimentale intrapresa con una sua collega. Tutto inizia a sgretolarsi quando sua sorella Conny (Pia Hierzegger) prova nuovamente a suicidarsi. Un gesto apparentemente lontano dall’indole di Lola ma capace poco alla volta di destabilizzare ogni sua certezza in quella che diventerà ben presto una spirale psicologica difficile da gestire.

Marie Kreutzer prende le mosse da questo spunto poco (o per nulla) originale per firmare un film che resta in superficie, scoordinato e incapace di restituire in maniera appassionante il viaggio verso i più profondi turbamenti del suo personaggio. The Ground Beneath My Feet procede spedito senza fermarsi mai, senza insinuare qualche dubbio sull’accaduto, senza lasciar respirare il suo personaggio e lo spettatore con lei e senza restituire mai formalmente il disagio psicologico di Lola.

La terra sotto i piedi della protagonista non svanisce poco per volta, semplicemente non c’è mai stata. A cominciare dalle prime battute, in cui la donna si sveglia di soprassalto durante la notte, oppure mente spudoratamente ai suoi colleghi di lavoro o ancora si trova in difficoltà durante i controlli di sicurezza aeroportuali a causa della telefonata con cui viene informata del tentativo di suicidio di Conny.

Kreutzer riprende il tutto con uno stile troppo asciutto e algido che, quando il dramma inizia a farsi più complesso e ingombrante, non è in grado di adeguare alla narrazione. Le ombre del passato, gli echi (letterali) di una memoria incerta, la passione erotica e le urla dovute allo stress contribuiscono solamente a creare una bolla di rumore tanto esplicita quanto invadente, là dove invece la sottrazione e i silenzi avrebbero potuto restituire un clima di impalpabile ma costante tensione.

L’impossibilità di comprensione, la vacuità del mistero, il tema del doppio e l’ossessione del controllo sono solo alcune delle tematiche appena accennate, riprese qua e là e sparse in maniera approssimativa lungo lo scorrere di un progetto che pecca di ambizione non riuscendo ad appassionare né creando thrilling (soprattutto sul finale, dove il copione presenta svolte forse obbligatorie ma stonate) né tantomeno emotivo. Un progetto purtroppo privo di fondamenta che trova solamente in questa assonanza il legame più stretto con la sua essenza e quella della protagonista.