Alessandro Negrini

La luna sott'acqua

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La luna sott’acqua di Alessandro Negrini, torinese di stanza in Irlanda, documentarista e poeta, pluripremiato per i precedenti Paradiso (2013) e Tides (Maree) - Storie di vite e sogni perduti e trovati (alcuni infranti) (2016), è un film che mette insieme più linguaggi (quello del documentario, quello della fiction in un inserto storico che intervalla la narrazione principale e quello onirico – poetico) per fornire un ritratto di Erto, uno dei due paesi distrutti, insieme a Longarone e alla sua valle, dal “disastro del Vajont” del 9 ottobre 1963, quando una frana si staccò dal monte Toc e, dopo essere precipitata nell’invaso della diga più alta d’Italia, opera ingegneristica di fama internazionale ma anche azzardo di cui era chiara, fin dai primi collaudi, la pericolosità, provocò un’onda che investì violentemente la zona sottostante, causando quasi duemila morti e distruggendo, con le persone, le loro case, i centri abitati e il paesaggio che li circondava.

Il film è uscito proprio il 9 ottobre ma ciò che lo caratterizza e lo distingue dalle opere realizzate da altri registi sull’argomento, anche in occasione degli anniversari della tragedia (ricordiamo Vajont - La diga del disonore di Renzo Martinelli, 2001 e, per il teatro, Il racconto del Vajont, noto anche come Vajont 9 ottobre '63 - Orazione civile, di Marco Paolini e Gabriele Vacis, 1993), è il fatto che ripercorre dieci anni della vita degli attuali abitanti di Erto, dal 50° a questo 60° anniversario della catastrofe con le relative celebrazioni, denunciando l’irresponsabilità di chi ha costruito la diga, quindi la protervia dell’uomo che sfida la natura, e concentrandosi sulla memoria dell’evento, anzi sul confine, per chi vive situazioni di questa portata, tra la necessità di preservarne la memoria e quella di sopravvivere al dolore e andare avanti, lasciando stare il passato. Il tempo è quindi uno dei protagonisti del film: il tempo che passa sugli abitanti di Erto e sul luogo stesso, paese e paesaggio, il tempo che serve a rielaborare il lutto per chi lo ha vissuto direttamente, il tempo lontano in cui il paese era meta di esuli in catene (in questo caso, i prigionieri slavi portati lì nel Medioevo dalla Serenissima), il tempo delle celebrazioni della tragedia, più o meno sentite e più o meno ufficiali, il tempo in cui anche l’arte si mobilita per Erto, con esiti discussi e discutibili. Il regista ha parlato di “nostalgia del futuro non vissuto”, quella che Deleuze ha definito la “nostalgia del paese che deve ancora venire”. Per gli abitanti di Erto e di tutta questa valle martoriata è un po’ così, come se il futuro fosse stato loro sottratto, scippato dagli eventi (e da chi li ha provocati) e adesso fosse difficile recuperarlo, anche per chi è sopravvissuto o è venuto dopo: si può solo rimpiangerlo, come si rimpiange un sogno perso. 

L’altro protagonista è lo spazio, fotografato da Odd-Geir Sæther, e qui, come si diceva, oltre al borgo e alla valle c’è la natura, con una sorta di voce del bosco, interpretata da Maria Pia Di Meo, che osserva, commenta, riflette. E parla di sogni e di rispetto, conferendo al film l’atmosfera poetica che lo contraddistingue.

I veri protagonisti, tuttavia, sono gli abitanti di Erto, con le loro storie “piccole” che nel tempo nessuno ha considerato, storie di vinti portatori di uno sguardo antico, e forse saggio. Persone che non si rassegnano a ciò che è stato e che chiedono giustizia, o almeno l’attenzione delle istituzioni (significativa per loro la presenza, nelle celebrazioni per il 50^ anniversario del disastro, del presidente del Senato invece che del presidente della Repubblica, ragion per cui il sindaco ha mandato lì il suo vice), ma che, dall’altra parte, cercano di andare oltre. Tutti parlano dando l’impressione di essere una comunità vera e Negrini è davvero bravo a coglierne gli umori e le riflessioni, dando realmente voce a quella terra e ritraendola anche attraverso i filmati di quello che erano, queste persone e i loro parenti, prima che una catastrofe li travolgesse. 


 

La luna sott'acqua
Italia, Slovenia, 2023, 99'
Titolo originale:
id.
Regia:
Alessandro Negrini
Sceneggiatura:
Fabrizio Bozzetti, Alessandro Negrini
Fotografia:
Odd-Geir Sæther
Montaggio:
Giuseppe Leonetti
Musica:
Andrea Gattico
Cast:
Maria Pia Di Meo, Janez Skof, Cristiano Cappa, Giovanna Corona, Mauro Corona, Gianluca D'Incà Levis, Luigia De Marta, Beppino Filippin, Italo Filippin
Produzione:
Incipit Film, Casablanca Film Production, RTV Slovenija
Distribuzione:
Incipit Film

Un affresco dalle atmosfere oniriche a Erto, un paesino devastato dalla tragedia del Vajont, diviso tra il desiderio di rinascita e il bisogno di preservare la memoria di un passato doloroso.

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