La "storia d'amore" tra zio Walt e l'Italia

Saving Mr.Disney

Esce in sala Saving Mr. Banks. E per festeggiare i cinquant'anni di Mary Poppins l'alchimia cinematografica fra disegno animato e interpreti in carne e ossa più rivoluzionaria della storia – Buena Vista ha pensato bene di omaggiare il patron della leggendaria casa di produzione con un documentario.

Un piccolo lavoro, in verità, affidato alla regia di Marco Spagnoli, teso a fare il punto non (sol)tanto sulla figura di zio Walt in sé ma sulla relazione che lo lega a un paese, il nostro, immiserito dopo il secondo conflitto mondiale, ridotto alla fame e a un'ormai grama volontà di sognare.

Distribuito in edizioni diverse, tutte della durata di circa venti minuti, mentre la versione integrale di sessanta è stata trasmessa da Rai Uno il 15 febbraio, Walt Disney e l'Italia – Una storia d'amore è una piacevole carrellata volta a focalizzare una figura di riferimento dell'immaginario collettivo. Un mare magno di preziosi materiali di repertorio, dimenticati o sconosciuti, immagini di cinegiornali, riprese inedite e spezzoni di celebri pellicole.

Una passerella intervallata da interviste a personaggi assortiti dello spettacolo e della cultura, della musica e del giornalismo, riuniti sotto l'egida della comune passione per i lavori dello zio Walt. Ecco allora Enzo D'Alò, mentre commenta la straziante scena della morte della mamma di Bambi, e Bruno Bozzetto, secondo cui il tratto grafico di Disney tuttora resta ineguagliato e inarrivabile. Ecco Lillo e Greg rilasciare commenti sulla “famiglia dei paperi,” dovuta al genio del vignettista Carl Barks, o Marco Giallini, perplesso sulla montagna di monete maniacalmente custodita da Zio Paperone (“Ma 'ndò se li mette, tutti 'sti spicci?!”). E ancora Fausto Brizzi, Giacomo Scarpelli, Micaela Ramazzotti, Enrico Brignano, Massimo Caviglia. Fino a scoprire, in un vecchio filmato, che pure il giovane Umberto Eco dice la sua sul fenomeno-Disney, in compagnia di Gianni Rodari e del maestro Alberto Manzi.

Ognuno - questo lo scopo del documentario - racconta qualcosa su Disney secondo la propria interpretazione e il proprio disegno, facendo tesoro dei diversi modi in cui il mito è stato coltivato. Perché – afferma Fabio De Luigi in chiusura – l'obiettivo che l'inventore di Mickey Mouse si prefiggeva non era rammentare al bambino di dover crescere, ma diventare adulti ricordando di esser stati bambini e continuare a pascolare, anche da grandi, la memoria fanciullesca.

Non manca l'intervento di Edoardo Bennato, che di Peter Pan e di Pinocchio ha fatto la propria bandiera artistica. E centrato è il parallelo tra Disney e Fellini, che fornisce, forse inconsapevolmente, la chiave interpretativa del rapporto sentimentale tra il padre dell'animazione a stelle e strisce e il popolo italiano, apprezzandone la miscela, tipica della fabula, che costantemente alterna il buffonesco e il patetico, il comico e il commovente, l'orrorifico all'avventuroso, il pauroso all'avvincente.

Pur tuttavia, il fatto che si tratti di un'intervista raccolta da Vincenzo “Paperica” Mollica, voce off del documentario, non solo riconduce l'osservatore su un binario elementare e convenzionale, ma fa sorgere il lecito dubbio che in questo genere di operazione canonica, più appropriata per il piccolo schermo, non si voglia andare fino in fondo.

Disney è personaggio alla portata di tutti, e se tantissimo ci sarebbe da dire volendo fare un documentario non agiografico ma almeno filologico, occorrerebbe non smarrire il primigenio obiettivo della ricerca. Contrappuntato dall'autoreferenziale (e ingombrante) presenza di Mollica e dalla narrazione al saccarosio di Serena Autieri, l'esito finisce per rassomigliare a un qualunque speciale televisivo, se non a un qualsiasi contenuto extra d'un qualsiasi dvd.

“Se puoi sognarlo puoi farlo,” insegnava Disney. Parafrasando la sua lezione, senza necessariamente annoverare episodi ed eventi che ricondurrebbero l'autore di Biancaneve e di Fantasia a una sfera meno edificante e più controversa (la comparizione davanti alla Camera del Comitato delle Attività Non-Americane, ad esempio), non guasterebbe un pizzico in più di onestà e di coraggio.