capitolo I

Histoire(s) de Godard

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Fino all’ultimo respiro, 1960

Michel (Belmondo) ha rubato una macchina a Marsiglia, per rientrare a Parigi, e, sulla strada, ha ammazzato un poliziotto. A Parigi ritrova Patricia (Seberg), una studentessa americana che vende giornali sugli Champs-Élisées, e non è poi così convinta di stare con lui. Dopo anni passati a “girare film nella testa” Godard arriva al lungometraggio, ultimo tra i compagni dei «Cahiers», e lo fa con un polar, e, forse proprio per la gestazione più lunga, è l’esordio più di rottura. Un esordio che continua a sorprendere, un film-palinsesto dove c’è tanto cinema, del passato e a venire, rapporti intertestuali di ogni ordine e grado, tenuti insieme dalla freschezza intatta dei suoi protagonisti.


La donna è donna, 1961

Angela (Karina), Emile (Brialy), le uova, e Alfred (Belmondo), dall’altra parte della strada. È il terzo lungometraggio di Godard, è in Franscope, a colori, ed è a suo modo un musical, con le canzoni di Michel Legrand, che lo stesso anno comincia anche a lavorare con Demy. Ma è anche un film che trova il tempo di racco- gliere in Eastmancolor i volti e i gesti della gente comune per le strade di Parigi, coro (quasi) silenzioso per le scaramucce tra la strip-teaseuse danese e il compagno con la fissa delle bici: lei vuole un figlio, lui no, lei minaccia di farlo col primo venuto, e potrebbe essere proprio Alfred. E, di notte, si insultano, a modo loro, giocando con le parole e le copertine dei libri.