Concorso

Albatros di Xavier Beauvais

Una cittadina della Normandia, stretta tra il mare e la campagna. Paesaggio mozzafiato, cui fa da contraltare una quotidianità tranquilla seppur segnata dai crimini grandi e piccoli che compongono la vita di oggi. Ed è all'apparenza tranquillo anche il protagonista, Laurent, sergente della Gendarmeria, un poliziotto che ama il suo lavoro, che non ha mai usato la pistola d'ordinanza, che guida con sicurezza quasi paterna i giovani subordinati nelle loro indagini.

Ci mostra subito il Laurent privato Albatros, il nuovo film di Xavier Beauvois: «Happy birthday to you!», una torta, una compagna serena alla quale Laurent chiede di sposarlo, la loro bambina. Lei accetta sorridendo, seppure un po' recalcitrante (e ancora di più lo sarà all'idea di comprare un abito bianco, «dopo dieci anni di convivenza... »). Subito dopo, un'altra coppia di giovani sposi giapponesi in abiti di nozze si fa riprendere in una sessione fotografica davanti al mare; sorrisi, pose d'occasione, interrotti dal tonfo violento di un corpo che precipita dalla scogliera antistante il mare. Un suicidio, il primo dei casi in cui vediamo al lavoro la Gendarmeria locale e solo un primo brusco segnale dell'insicurezza e la tensione che covano sotto l'apparente placidità.

E comincia così il pedinamento meticoloso di Laurent al lavoro (l'ubriacone locale ma anche un abuso famigliare su una minore, le lunghe ronde notturne, gli scherzi con i colleghi) e nel privato, tra compagna, figlia, sua madre, che gli regala il modellino del veliero Albatros, che apparteneva al padre, morto in un naufragio. Il mare, appunto, passione locale che, oltre la terraferma, insieme riappacifica e scompiglia. Vedendo tutta la prima parte di Albatros non si  può che ammirare gli autori francesi contemporanei, per quanto sono bravi nel raccontare i poliziotti, sia quelli delle banlieu che quelli di provincia, la loro vita di tutti i giorni, la capacità di tenere a bada la tensione, di non deviare dal senso di responsabilità verso gli individui della comunità. Gente a posto, che tiene dentro le ferite. Finchè qualcosa o qualcuno non esplode, come accade anche qui, quando perde la testa un amico di Laurent, un allevatore che ha messo in atto tutte le regole biologiche ma è strangolato dal mancato arrivo dei fondi europei. E Laurent tenta disperatamente di fare il proprio dovere, ma qualcosa va storto e tutto s'incrina. Lui compreso.

Scritto benissimo (dal regista con Frédérique Moreau e Marie-Julie Maille, che è la moglie di Beauvois ed interpreta la moglie di Laurent) fino a questo punto, e costruito con il puntiglioso equilibrio su cui deve necessariamente reggersi una vita (un mestiere) che si apre spesso sul baratro, girato senza indulgenze "turistiche" sul paesaggio né deviazioni action, Albatros si affloscia poco dopo che Laurent perde il controllo. Pare quasi una contraddizione: guidato da onestà di sguardo e complicità di intenti fino alla crisi, poi diventa banale. Sceglie la strada più facile, che è ovviamente quella del mare, il richiamo dell'anima normanna, nemico-amico. Le sequenze del viaggiatore solitario sulla sua barca sono belle, ma rischiano anche di essere ovvie, di limitarsi a confezionare un finale "eroico" a una storia il cui punto di forza stava proprio nel consapevole "antieroismo" della sua gente.