Concorso

Inhebben Hedi di Mohamed Ben Attia

Bastano poche battute per comprendere quanto Hedi sia un lavoro decisamente calato nel contesto socio-culturale d’appartenenza. Lo è tanto da risultare un’opera prevedibile e scontata seppur non priva di interesse. Il debuttante regista tunisino Mohamed Ben Attia sceglie infatti di raccontare l’ennesima emancipazione impossibile. Il suo protagonista, Hedi,  è circondato da una società claustrofobica e da una famiglia conservatrice; è però animato da un profondo desiderio di libertà che emerge in tutta la sua forza quando si imbatte in una donna che rappresenta tutto ciò che lui vorrebbe essere.

Il film riesce a incalzare lo spettatore con una narrazione spontanea e sincera (come si nota nella spassosa sequenza del dialogo in albergo tra i due giovani oppure nel confronto diretto tra Hedi e sua madre) tuttavia non si riece ad affermare con la spinta necessaria a lasciare il segno come dovrebbe. Scorre con fluidità ma è privo di qualsiasi picco emotivo e/o stilistico degno di nota, mancanza questa che presto finsice per appiattirlo completamente. Il desiderio di un futuro diverso e indipendente nutrito dal protagonista è la spia di un Paese completamente calato in ottiche culturali eccessivamente retrograde e la voglia di riscatto è tanto ovvia quanto naturale. Il film però è dominato da una prevedibilità di cui non riesce mai verametne a liberarsi e che raggiunge il culmine nei momenti finali. Il regista vuole infatti dimostrare come gran parte della colpa di simili ristrettezze sia da ricercare nei giovani che non hanno il coraggio o l’ardore di correre rischi dove invece sarebbe necessario farlo. Probabilmente stressati da una coscienza ingombrante e figlia del clima ferreo e opprimente, i giovani non riescono (o non vogliono) lasciare il proprio nido familiare finendo per alimentare un circolo vizioso nocivo e degenerante.

Mohamed Ben Attia ha il merito di affrontare la questione evitando mezzi termini: non ha paura di schierarsi ma ci sarebbe forse voluto un pizzico di coraggio in più per scombinare le carte in tavola e non arroccarsi, proprio come capita anche al suo protagonista, in scelte più accomodanti e confortevoli.