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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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Ping Pong

Ping Pong

Una storia vera (10)

La partenza sul tagliaerba (24'30") avveniva al centro dello schermo, con la macchina fissa (che poi si spostava lievemente all'indietro), tanto che Alvin sembrava quasi fermo. La lentezza di quel suo procedere controcorrente, contro il tempo e la vecchiaia, contro la fretta, era sottolineata dai vecchi amici che lo circondavano e, camminando, andavano quasi più veloci di lui. 

Ora, invece, lo ritroviamo (30'50") fermo su un camioncino che lo riporta a casa a tutta velocità, con la macchina da presa che lo lascia letteralmente indietro. No, non ce la farà mai.

Gli amici lo vedono passare, oltre la finestra (il camioncino col tagliaerba attraversa velocemente lo schermo da destra a sinistra), e loro, che sembravano così invidiosi e velenosi, così poco amichevoli, scuotono la testa sconsolati, soffrono per lui, ritrovano nel suo fallimento il destino impotente della loro età.

Uno stacco ci riporta in casa Straight. Torniamo per un attimo dentro la commedia (western). Rose ha riassunto la storia alla vicina di casa, quella grassa, sempre impegnata a farsi bella (stavolta era dal parrucchiere, che ha fatto un pessimo lavoro). Bevono latte, mentre la macchina da presa arretra per accogliere l'ingresso di Alvin, che entra nella stanza zoppicando, preceduto dalla sua ombra, con un fucile in mano. "Cosa vuole fare tuo padre con quel fucile?". "Non lo so". Controcampo. BUM: e il tagliaerba esplode in una fiammata. Si fa così con i cavalli azzoppati. Quattro inquadrature con stacchi veloci, che ci portano verso un'altra scena molto bella.

C'è un nuovo cavallo-tagliaerba da acquistare. Alvin cammina al fianco di Tom, venditore di macchine agricole, un uomo vero come lui, che commenta la sua impresa e la sua ostinazione: "Ti ho sempre reputato una persona intelligente…", "Beh, ti ringrazio", "…fino ad ora". Se la ridono, mentre arrivano davanti a un magnifico modello di John Deere del '66. E' usato, ma il motore è ok, ha la vecchia trasmissione, niente di sofisticato: è una buona macchina. Parlano davanti al profilo del tagliaerba che spunta in primo piano. La macchina era di Tom: nessun dubbio che sia in ottimo stato. 

Ed ecco un'immagine che vedremo più di una volta in questo film (anzi, l'abbiamo già intravista): Alvin che attraversa lo schermo cavalcando il suo tagliaerba, al di là di un vetro. E' come se quella finestra mettesse una distanza tra lui e noi: lo vediamo, lo ammiriamo (attraverso quella trasparenza, come è trasparente lui coi suoi valori semplici), ma è come se fossimo spettatori di una storia e di un modo di essere che purtroppo non ci appartengono più. Lo guardiamo con lo sguardo di Tom, in cui leggiamo affetto, ammirazione, ma anche malinconia, forse nostalgia.

Ora il tagliaerba procede dritto verso l'orizzonte, e una dissolvenza incrociata ci mostra Rose lasciata indietro dalla macchina da presa, salutata un'altra volta. Si ricomincia!

(Leggete qui le puntate precedenti)