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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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L'altra faccia delle lune

L'altra faccia delle lune

Totò vs. Macario

Chi l'avrebbe mai detto che Totò e Macario, suo ammiratore, amico e discreto (in entrambe le accezioni) partner, potessero far scatenare una guerra!

Il 7 ottobre 2001, a Cuneo, in occasione della Fiera del Marrone (i marroni, con due erre, per chi non lo sapesse, sono pregiate castagne), viene dedicata una piazzetta presso il teatro Giovanni Toselli al principe Antonio de Curtis, in arte Totò. L'ovvio merito è quello di aver coniato (nel film Totò a colori, 1952, di Steno) la frase: «Sono un uomo di mondo! Ho fatto tre anni il militare a Cuneo: le basti questo!!!». Ma c'è stato qualche incidente di percorso: il 22 settembre la Lega Nord, nella persona del consigliere comunale Claudio Dutto, si è opposta alla decisione, chiedendo al sindaco Elio Rostagno di intitolare la piazzetta al più autarchico Erminio Macario (e a lui si sono associati Mauro e Alberto, figli del comico piemontese, con lettere infuocate e surreali a giornali e amministratori contro il presunto sfregio al padre).

Il 27 maggio 2002, in occasione del centenario della nascita di Macario – che oggi qui si ricorda – rimedia in qualche modo il Comune di Torino, che gli dedica – dopo una serie di polemiche – una piazza del centro storico, mentre il Museo Nazionale del Cinema lo celebra con un incontro.

Ma il più bel modo di festeggiarlo si ha il 30 novembre dello stesso anno, quando il quotidiano La Stampa distribuisce in edicola 6 cassette di film da lui interpretati: L'innocente Casimiro (1945, di Carlo Campogalliani), Come persi la guerra (1947, di Carlo Borghesio), L'eroe della strada (1948, di Borghesio), Come scopersi l'America (1949, di Borghesio), Adamo ed Eva (1949, di Mario Mattòli), Il monello della strada (1950, di Borghesio).

Per chi solo allora scopre colui che un fine intenditore quale il regista Vito Molinari ha definito «l'inventore del cinema comico italiano» (prima di Totò e di Rascel) le sorprese non mancano: abilità e talento a parte, una buona dose di antimilitarismo e di antiamericanismo, con qualche punta – in precedenza – di frondismo antifascista. E pensare che la Lega Nord avrebbe voluto farselo suo, in contrapposizione al terrone Totò.

Niente di più sbagliato. A cominciare dal fatto che i due comici, indipendentemente dalle origini regionali, hanno lavorato insieme in ben sei film: La cambiale (1959, di Camillo Mastrocinque), Totò di notte n. 1 (1962, di Mario Amendola), Lo smemorato di Collegno (1962, di Sergio Corbucci), Totò contro i quattro (1963, di Steno), Il monaco di Monza (1963, dello stesso Corbucci), Totò sexy (1963, ancora di Amendola).

Con quel cognome che sembra già uno pseudonimo, Macario, il piemontese che esalta il proprio accento, il mimo che accentua la sua maschera surreale, il Pierrot dal volto ovale e dal ricciolo a virgola, l'attore dalla camminata ciondolante, un po' lunare quasi alla Ionesco, avrebbe meritato anche al cinema un'attenzione più autoriale. L'unico che ci provò fu Mario Soldati, con il ruolo drammatico di Italia piccola (1957), melodramma dal finale cinico e sarcastico, e Macario non tradì la sua fiducia.

Tuttavia, il pubblico preferisce ricordarlo circondato dalle sue “donnine”, avvenenti soubrette dalle lunghe gambe e dall'abbigliamento minimale. Una schiera infinita, dacché gli si vuole il merito di aver lanciato, tra le altre, Tina De Mola, Olga Villi, Isa Barzizza, le sorelle Nava, Elena Giusti, Marisa Maresca, Lauretta Masiero, Dorian Gray, Flora Lillo, Marisa Del Frate, Valeria Fabrizi, Sandra Mondaini, Lea Padovani, molte delle quali destinate ad aver fortuna sugli schermi. Donnine alle quali egli guardava con erotico ammiccamento ma sostanziale candore, ben lungi – questa volta sì – dalla malcelata concupiscenza dello sguardo di Totò.

 


 

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